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		<title><![CDATA[PAROLEinSCENA]]></title>
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		<description><![CDATA[raccontiamoci e raccontateci di teatro... e molto altro]]></description>
		<language>IT</language>
		<lastBuildDate>Tue, 05 May 2020 14:51:00 +0000</lastBuildDate>
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			<title><![CDATA[Una realtà diversa]]></title>
			<author><![CDATA[Fabio Cercone]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000021"><div>Oggi sono uscito. Lo ammetto. Mi sono messo la mascherina nuova, ben 
calata sotto il mento, i guanti di lattice, gli occhiali da sole. Questi
 ultimi non sono obbligatori ma necessari per non schiantarsi abbagliati
 dal sole di questi giorni...</div><div> Ho preso l'auto e sono andato in 
Tana: dovevo nutrire i pappagalli e i pesci, annaffiare le piante e 
controllare che tutto fosse a posto. Non è ovviamente una 
giustificazione, ma mi sentivo più sereno ad avere uno scopo per uscire.</div><div> Poi ho
 incontrato - a distanza - mia madre e ci siamo bevuti un caffè in un 
parcheggio, tra file di persone in attesa di entrare al supermercato e 
bambini mascherati con nonni al seguito.</div><div>
 Ci siamo salutati e sono risalito in auto: ho fatto la strada più lunga
 per tornare, volevo gustarmi le ore d'aria che mi ero regalato e volevo
 guardarmi un po in giro, osservare la vita "umana" che - senza ordine e
 gradulità - é riemersa in branco e ha ripreso il predominio sul 
silenzio.</div><div> Tutto oggi sembrava uguale a prima, mascherine a parte:
 giovani e meno giovani in perfetta tenuta sportiva che si tenevano in 
forma con la corsa, ragazzini che giocano a palla contro i muri, bambini
 in bicicletta e nonni con borse della spesa davanti alle farmacie, 
manager incollati al cellulare che devono recuperare il tempo "perso", 
operai affannati a coprire buchi e caricare camion... </div><div> Tutto 
sembrava uguale... ma non sono riuscito a trovarci nulla di normale: non
 sono riuscito a trovarci la bellezza e la spensieratezza dello stare 
all'aperto, la serenità di una giornata di sole nel pieno rigoglio della
 primavera, la convivialità dell'incontro inaspettato...</div><div> Tutto mi
 è sembrato un forzato surrogato di vita, una pantomima triste e 
surreale di una fotocopia di realtà, una musica stonata suonata in un 
teatro opulente...</div><div> E mi sono chiesto perchè tutto mi risuonava 
così strano e distorto: parafrasanto De Andrè, perchè le mie pupille 
abituate a copiare, inventassero un mondo diverso e daltonico.<br> Poi ho acceso la radio dell'auto ed è partita questa canzone.<br> E tutto mi è stato chiaro...</div><div><br></div><div><div>https://youtu.be/yn7HXmzxqV8</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 May 2020 14:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Perdita della simultaneità]]></title>
			<author><![CDATA[Dario Devran]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001F"><div>La riflessione più sbalorditiva che sia mai riuscito ad acquisire
sul tempo è una delle conseguenze della relatività di Einstein.</div><div>

</div><div>Esistono tanti paradossi che derivano dalla teoria della
relatività e che sfidano il senso comune, questo però è quasi disturbante.</div><div>

</div><div>Si chiama perdita della simultaneità.</div><div>

</div><div>Senza entrare in spiegazioni dettagliate, la conseguenza
della perdita della simultaneità è che un evento che per un osservatore accade
in un istante che lui definisce “adesso”, può essere accaduto nel passato o può
accadere in futuro per osservatori che siano in avvicinamento o allontanamento
dal luogo in cui avviene l’evento.</div><div>

</div><div>Questo porta a vedere lo spazio-tempo come un blocco di
quattro dimensioni in cui i concetti di passato/presente/futuro dipendono solo
dal punto di osservazione.</div><div>

</div><div>Quindi, così come noi sappiamo che esiste tutto lo Spazio
sterminato che contiene le galassie lontane lontane, anche se non ci siamo mai
stati, siamo ora consapevoli che esiste già tutto il TEMPO.</div><div>

</div><div>Il passato non è scomparso, il futuro esiste già, lo
scorrere del tempo e la definizione di cosa esiste ora, non esiste più o non
esiste ancora dipende solo dal nostro punto di vista.</div><div>

</div><div>Questo concetto mi ha sconvolto perché sembra togliere ogni
libero arbitrio alle nostre azioni. Il futuro è già scritto, eppure con le
nostre azioni siamo convinti di poterlo cambiare.</div><div>

</div><div>In realtà, tutte le nostre scelte sono già state compiute, e
tutti gli eventi fortunati e sfortunati della nostra esistenza sono già lì,
aspettano solo che noi passiamo attraverso quei momenti per viverli e
sperimentarli come il nostro presente, ricordarli come il nostro passato,
sognarli come il nostro futuro.</div><div>

</div><div>Siamo in pratica attori di una pellicola cinematografica già
completata e registrata, e che deve solo scorrere davanti al proiettore che la
mostra, ma il fatto di non conoscere il copione può darci l’illusione che lo
stiamo scrivendo noi. </div><div>

</div><div>Ed in effetti lo stiamo facendo, e continueremo a farlo,
solo che il finale è già scritto…chissà se qualcuno troverà un giorno il modo
di conoscerlo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 14:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Che tempo fa?]]></title>
			<author><![CDATA[Cinzia Lacalamita]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001D"><div><span class="fs12lh1-5">-Che tempo fa?- </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Strana domanda da fare alle sette di sera, del 28 marzo, ad una donna, in travaglio dalla notte precedente, sdraiata su un lettino ginecologico. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-Piove - risposi educatamente.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-Perché sa, dovrebbe camminare. Questo bambino nascerà prima di domattina ma è presto per trattenerla - Già. L’avevano ripetuto più volte al corso di restare a casa il più possibile </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-Venite quando le contrazioni sono regolari ogni 5 minuti da almeno mezz’ora</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-Non stia a tornare a casa. Visto che piove, vada in piazza Duomo a passeggiare un po’ sotto i portici e poi torna</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Mi rivestii silenziosa e con Savio ci avviammo alla macchina. Non solo pioveva ma tiravano forti raffiche di vento. Salimmo ci guardammo e scoppiammo a ridere. Tornammo a casa e cominciai a passeggiare nel lungo corridoio che la casa di allora aveva. Verso le nove le contrazioni divennero più forti. Io camminavo e respiravo, lui cronometrava con l’orologio. Finché stanca, mi accasciai sul divano. La notte precedente non avevo dormito granché, continuavo a cercare una posizione che mi desse conforto. Eccone un’altra: quanto è passato dalla precedente? Per fortuna uno dei due era lucido.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-15 minuti- </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-così tanto!?-</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Otto, dodici, quattordici, sette, dieci, undici… Accidenti che disordine! Ma non dovevano ravvicinarsi progressivamente? Continuò così per un po’. Alle undici ci eravamo attestati tra i dieci e gli otto minuti. Quanto era lungo quel tempo! Otto, dieci, sette, otto, sette. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-Dai che ci siamo! Tre minuti- Sgomento -Come tre minuti? Quattro, ancora tre. E i cinque minuti dove sono? Che facciamo? Andiamo presto! Non c’è più tempo.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Arrivammo in reparto a mezzanotte e mezza. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-La teniamo perché è notte ma è ancora presto. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-Come ancora presto? Ma io sono sfinita. Non potete fermare tutto per un’ora così dormo un po’ e poi riprendiamo? </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Ostetrica e infermiera scoppiarono a ridere. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-No signora. Quando la natura inizia il suo corso non si può fermare, ma lei cerchi di riposare lo stesso. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Già. Fosse facile! Avevo sofferto d’insonnia per tutta la gravidanza, figurati dormire in quel momento. Non vedevo l’ora che nascesse, non solo per vederlo il mio bambino ma anche per ricominciare a dormire. Illusa.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Il tempo cominciò a scorrere veloce e alle tre e mezza ero in sala parto, ma questo bambino non riusciva a nascere. Dopo una buona mezz’ora di spinte avevo il medico sdraiato sulla pancia. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">La pioggia batteva sulle finestre della sala parto e l’infermiera mi incitava a spingere. Finalmente arrivò una spinta potentissima che mi scosse totalmente. Mentre spingevo, cacciai un urlo da guerriero maori e un corpicino schizzò fuori sparato nell’aria. Fu molto brava l’ostetrica a prenderlo al volo.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">-Una bella bambina!</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Aah! già che poteva essere anche una bimba. Per tutta la gravidanza avevano continuato a dirmi che la forma della mia pancia enunciava l’arrivo di un maschietto e la peluria che mi era cresciuta proprio sulla pancia me ne aveva convinto. Non riuscii ad alzare la testa per guardarla quando me la appoggiarono sulla pancia, non ne avevo la forza, ma la toccai tutta, felice di avere una bambina, e sana.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Cominciò così la mia vita spericolata, come diceva la canzone di Vasco, che a quel tempo girava in tutte le radio, ma non al Roxy bar. Notti insonni e giorni a dormire in piedi. Non c’era più l’ora di mangiare, l’ora di dormire, men che meno di occuparsi di sé. Era lei ormai che scandiva le nostre vite e i nostri giorni e mentre la allattavo, pensavo sorridendo a quante volte, mentre l’aspettavo avevo pensato – Il mio bambino nascerà in primavera in una magnifica giornata di sole. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Era arrivata invece in una notte di tempesta, a proposito di tempo. Da quella notte le nostre vite e il nostro tempo hanno acquistato un valore diverso.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 11:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Un nuovo tempo]]></title>
			<author><![CDATA[Nicoletta Di Donato]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001C">Mai come in questo periodo mi ritrovo a vivere un tempo nuovo… un tempo dilatato, al quale non sono abituata. <div>In genere pensare al tempo mi mette apprensione; incastrare tutto entro fine giornata… “quella” telefonata… “ “quei” documenti da sistemare, “quell’” attività ancora da preparare… spesa, scadenze, orari, lezioni… è come se il mio tempo fosse quasi sempre “riempito” dal tempo di altri… il lavoro, i figli, la scuola…<div>Mi trovo ora a vivere una dimensione completamente diversa… tutto è fermo, sospeso, immobile. </div><div>E’ come andare a rallentatore, vivere in moviola.</div><div>Ecco un tempo da reinventare. Inizialmente mi ha avvolto una sensazione quasi di smarrimento; come passare intere giornate senza l’orologio delle azioni a scandire il corso delle cose? Il mio corpo sentiva l’urgenza di un progetto, una scadenza immediata, una consegna. Mai avevo vissuto così distesa, senza pianificazione…</div><div>Ma pian piano il tempo si è trasformato in opportunità, ho iniziato a vederlo come una gemma offerta che non dovevo sprecare! I giorni si sono caricati di curiosità, approfondimenti, giochi e risate con la famiglia e gli amici lontani. Ora sto vivendo un tempo di riscoperta e contemporaneamente di forte mancanza.</div><div>Ammetto che quando vago nel passato , i momenti che in fondo ricordo con maggior trasporto sono quelli vissuti a stretto contatto con gli altri; il calore di alcuni gesti, di certe confidenze, sguardi, intimità, lacrime o risate …. Quei passaggi di tempo tra un pezzo di vita e un altro sono per me i più preziosi. Mi sono ripromessa di tenere bene a mente questa riflessione quando questo tempo innaturale e recluso sarà terminato.</div><div>Quindi… cos’è il TEMPO? Come definirlo?</div><div>Il tempo è il modo in cui ogni attimo si lega ad un altro creando un flusso di intenti, azioni ed emozioni che si intersecano con flussi di altri diventando vita che scorre …</div><div>Il tempo ha infinite facce; può essere veloce, leggero e gioioso, può diventare faticoso, funesto e difficile… ma credo di aver capito una cosa; quello che davvero conta per me è che non diventi mai e poi mai un tempo sprecato…</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 10:32:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?un-nuovo-tempo</link>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Il mondo guarda e gira]]></title>
			<author><![CDATA[Antonella Ricciardi]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001B"><div><span class="fs12lh1-5">Senza sapere senza capire</span><br></div><div>In un alito di vento è arrivato da corpi lontani in sorrisi negati. </div><div><span class="fs12lh1-5"><i>il mondo guarda e gira </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>senza un inizio senza una fine </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>gira e gira </i></span></div><div><br></div><div>Senza fiato senza mistero</div><div>giorni e morti ci hanno lasciato né un fiore né un saluto </div><div><span class="fs12lh1-5"><i>il mondo guarda e gira</i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i> senza un inizio senza una fine </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>gira e gira </i></span></div><div><br></div><div>senza aspettare senza timore </div><div>ci riprendiamo il nostro avvenire di corpi intrecciati e baci mai dati. </div><div><span class="fs12lh1-5"><i>il mondo guarda e gira </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>senza un inizio senza una fine </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>gira e gira </i></span></div><div><br></div><div>senza gioia nel cuore senza parole</div><div>ci siam detti che cambieremo e migliori diventeremo </div><div>ascoltiamo la natura pensiamo alla vita &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5"><i>il mondo guarda e gira </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>senza un inizio senza una fine </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>gira e gira </i></span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 10:26:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?il-mondo-guarda-e-gira</link>
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			<title><![CDATA[Ho misurato il silenzio]]></title>
			<author><![CDATA[Ilaria Palumbo]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000018"><div><span class="fs12lh1-5">Devo dire in primis che il compito che ci è stato dato mi ha sollevata molto, poiché nella prima settimana non ero riuscita a mettermi nell’ottica di fare un lavoro “tranquillo”, di ricerca attenta e approfondita. Durante l’ultimo nostro incontro mi sono appuntata le parole di Diego “non essere </span><i class="fs12lh1-5">statici </i><span class="fs12lh1-5">mentre si sta fermi” e di Elena “trovare nuovi angoli e prospettive”. Mi hanno molto aiutata per la ricerca di un lavoro di ascolto, dandomi degli stimoli e degli spunti, che per me è difficile da effettuare in modo spontaneo in questa situazione.</span><br></div> &nbsp;<div>Ho cercato di ritrovare il silenzio in diversi modi, l’idea che mi sono fatta riguardo alla mia ricerca è che sia stata una misurazione. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div><div>Ho provato a misurare il silenzio.</div> &nbsp;<div>Come? La sera tardi mi metto sdraiata o seduta a letto, chiudo gli occhi, respiro con il diaframma e inizio ad ascoltare, ascoltare finché i suoni non svaniscono, nel mentre respiro, e conto i respiri che riesco a fare tra un rumore e l’altro, misuro la durata del silenzio con il numero di respiri… nonostante i risultati non siano confortanti il mio lavoro mi piace, è uno di quei pochi momenti in cui appunto, non sono “ferma” mentre sono statica.</div> &nbsp;<div>Un giorno ho ricercato il silenzio sul mio balcone, nonostante fosse tardi e fuori facesse freddo, “mi sono avventurata”, anche perché nel mio appartamento tuonava l’urlo della lavatrice. Anche questa volta la mia ricerca del silenzio non ha prodotto ottimi risultati, però ho avuto di sentire suoni molto interessanti, suoni del mondo fuori. Lo scroscio della fontana, qualcheduno che abbassa la tapparella, voci, auto in lontananza; insomma… rumori insoliti, diversi da quelli a cui mi sono abituata. Mi sono rallegrata.</div> &nbsp;<div>Quest’altra cosa è successa sempre sul balcone, quello che si affaccia sull’interno. Meriggiavo in piedi con la testa al sole forse in cerca di un’abbronzatura o forse in cerca di qualche suono (o qualche silenzio)… quando mi misi a fissare i tizi sul balcone di fronte al mio, hanno attirato la mia attenzione con la loro musica sudamericana; a me stanno abbastanza simpatici perché mettono spesso la musica latina (anche se non la ascolto… ci tengo a precisare eh) e mi mettono di buonumore. Ad un certo punto la spengono; e io lì ebbi <i>l’illuminazione</i>. Ho preso la macchina fotografica per scattare una foto in modo furtivo, pensando che quel balcone pieno di suoni ad un certo punto poteva zittirsi, letteralmente spegnersi. Credo infatti che sia con queste foto che voglio riassumere il mio lavoro fatto.</div> &nbsp;<div>P.S. : Ecco qua i risultati delle mie “misurazioni”, io evinco da questi dati quanto sia davvero difficile e raro poter godere del silenzio, che è sempre così breve.</div> &nbsp;<div>-3/4/20, venerdì: oggi ho ascoltato il silenzio per 5 respiri.</div><span class="fs12lh1-5">-7/4/20, 00:10: oggi ho ascoltato il silenzio per 2 respiri.</span><div><br></div><div> <img class="image-1 fleft" src="http://www.messinscena.it/images/silenziosa.jpg"  title="" alt=""/></div><span class="fs12lh1-5">Questa foto l’ho chiamata </span><i class="fs12lh1-5">“Silenziosa”, </i><span class="fs12lh1-5">mentre la modificavo cercavo di trovare le impostazioni che letteralmente facessero</span><i class="fs12lh1-5"> meno rumore possibile. </i><span class="fs12lh1-5">Ne risulta una foto calma, ma non piatta.</span><i class="fs12lh1-5"> </i><span class="fs12lh1-5">Ferma, ma non immobile.</span><div><i></i></div> &nbsp;<div>Quasi il balcone sembra un balcone qualunque, non emerge… nella mia mente faccio fatica anche ad accettare che sia orientata in modo corretto… sono sicura che se la si capovolgesse di 180 ° non farebbe poi tanta differenza, è davvero fluida anche se inerte, piena di <i>paradossi</i>. Dentro questa foto ho voluto togliere il più possibile, perché credo che sia proprio questo il silenzio, togliere ciò che non è necessario e mantenere solo il proprio respiro. Sono sicura che questa foto parla, ma non apre la bocca per farlo.</div> &nbsp;<div>Nel silenzio non si spengono solo i suoni, ma anche le luci.</div> &nbsp;<div>Il paradosso nel silenzio sta, secondo me, nel fatto che forse non lo troverai mai, perché emergono i suoni più sottili quando stai con lui, forse è una ricerca infinita, ma basta ammutolire una situazione, un’immagine o una foto, un discorso, che questo si palesa.</div> &nbsp;<div><i>Il silenzio, infine, è un po’ come uno spegnimento.</i></div> &nbsp;<div> </div> &nbsp;<div>Le altre foto, <span class="ff1">quelle che fanno rumore</span>, ve le allego, ho preferito non inserirle su questo file per mantenere una parvenza <b><span class="ff2">silenziosa </span></b>anche nel layout.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 12:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[il nuovo suono del silenzio]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Spadotto]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000017"><div><span class="fs12lh1-5">L’ho scoperto una sera di martedì; era già iniziato tutto, certo non in modo così prepotente e restrittivo, c’era ancora un po’ di libertà, ma già le cose non erano più come prima.</span><br></div><div>Erano le 9 di sera, Paola doveva portare la spesa a sua madre, una signora di 87 anni ancora in gamba, ma obbligata, come tutti d’altronde, al domicilio forzato, per di più aggravato dal rischio dell’età.</div><div>La macchina in box era bloccata dallo scooter, quindi Paola ed io siamo scesi insieme. </div><div>Prima di aprire la saracinesca, ci siamo fermati e ci siamo &nbsp;guardati; c’era qualcosa di strano, qualcosa di anomalo. Siamo rimasti immobili senza fare rumore, per un momento che non passava mai. </div><div>E poi abbiamo capito, quel qualcosa di strano era l’assenza di rumori abituali, la mancanza del suono dei motori delle macchine che passano nel viale lì vicino, delle voci degli addetti del negozio a fianco che finiscono il turno e si scambiano le ultime parole. </div><div>Il silenzio.</div><div>La mattina successiva, mentre preparavo la colazione, sono uscito sul balcone e ho provato ancora quella stran sensazione della sera precedente. Nuovamente il silenzio; questa volta era diverso, c’erano dei rumori, dei suoni, ma non erano quelli abituali. Erano melodie nuove, mai percepite, che prima si confondevano nel silenzio abituale.</div><div>Questo nuovo silenzio era dato dal cinguettio degli uccelli, dall’abbaiare dei cani, dal fruscio delle fronde degli alberi.</div><div>Ho provato una nuova sensazione, non più di disagio; la mancanza del rumore del silenzio abitudinario, dell’aspettato, ha fatto emergere dei suoni nuovi, diversi, piacevoli.</div><div>Ecco, quando tutto sarà finito, le cose saranno diverse, tutto sarà diverso, noi saremo diversi, ma la speranza è che questi nuovi suoni non diventino mai silenzio.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 12:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[il silenzio mi affascina]]></title>
			<author><![CDATA[Pierluigi Zaglio]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016">Questo tema “Il silenzio” mi affascina, mi sembra un esperimento efficace; si, perché io nel percorso della mia vita l’ho vissuto e &nbsp;lo vivo tutt’ora: infatti la mattina per il tipo di lavoro che svolgo mi alzo molto presto e quindi c’è molto silenzio intorno a me.<div>La mattina mi da pace, carica, energia e felicità perché nonostante vada ad affrontare una giornata di lavoro dura e lunga, mi preparo cantando, un caffè e via, il rimbombo dei miei passi mentre scendo le scale, aprire il box, accendere l’auto, contornato , in questo periodo, del cinguettio degli uccellini, strada facendo i profumi degli alberi e quando c’è vento il fruscio delle foglie.</div><div>Io convivo bene con il silenzio, ma non sono un eremita!! Ma è un momento della giornata che ci dobbiamo gustare, visto che adesso viviamo in un periodo di inquinamento acustico.</div><div>Anche in ferie godo dei momenti di silenzio, amo le prime luci del mattino, la passeggiata sul bagnasciuga è inebriante, il rumore delle onde.</div><div>Anche quando vado in collina a trovare mio cognato, che ha una casa ha 600 metri di altitudine in una zona isolata, la mattina avvolto nel silenzio riesco a percepire in lontananza parecchi rumori, trattori, gente che lavora nelle fattorie.</div><div>Secondo me è importante saper sfruttare i momenti di silenzio che la nostra vita ci offre.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 11:51:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?il-silenzio-mi-affascina</link>
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			<title><![CDATA[il silenzio è democratico]]></title>
			<author><![CDATA[Roberto di Felice]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015">Abituato a correre, nel quotidiano per andare a lavoro, fare la spesa, incontrarsi con gli amici, del silenzio mi rendo conto di non averci mai riflettuto abbastanza.<div>Di voci, frastuoni e rumori ogni giorno ne abbiamo l’imbarazzo della scelta e sinceramente è anche difficile non incontrare un qualsivoglia rumore, anche sul cucuzzulo della montagna basta che ci sia un pò vento e… pam! il nostro silenzio sembra venire meno.</div><div>Però credo che associare il silenzio alla sola assenza di suono sia riduttivo.</div><div>Il silenzio è uno stato, una fase di preparazione a qualcos’altro, un momento che permette di parlare a noi stessi e forse capirci un po' di più.</div><div>Un momento in cui davanti a te stesso, ti chiedi.. e quindi che facciamo? </div><div>Puoi fare bilanci, ragionare su cosa fare e decisioni da prendere, riflettere su errore e capire come migliorarci, oppure pensare a argomenti più leggeri.</div><div>Certo non che questo non sia possibile normalmente, ma il silenzio è un nostro potente alleato che può permetterci di fare quel salto in avanti in più.</div><div>Quei momenti di sospensione che il silenzio aiuta a raggiungere non servono solo per grandi pensieri o chissà quali elucubrazioni, ma anche banalmente per &nbsp;ricaricarsi, recuperare energie.. </div><div>Insomma il silenzio è… democratico! </div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 11:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[sembra una parola facile "silenzio"]]></title>
			<author><![CDATA[Claudia Franceschi]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014"><div>Sembra una parola facile "silenzio".</div><div>Più la si guarda, più la si pronuncia, più la si analizza in 3d, &nbsp;più ci si vedono tanta sfaccettature <span class="fs12lh1-5">e si capisce che il silenzio &nbsp;forse... non esiste.</span></div><div>Non c’è mai silenzio. (o forse si, ma credo che dovremmo portarci fuori dall’atmosfera, e non mi è mai capitato di andarci)</div><div><br></div><div>Ci sono, si, dei momenti in cui nessuno parla, o che si da è soli.</div><div>Ma in quei momenti se uno vuole, puo’ fermarsi ad ascoltare i rumori. Il rumore del traffico, il rumore dell’aria, un canto, il rumore di quei suoni quotidiani a cui siamo così abituati che non li sentiamo più fino a quando per caso si fermano e..si sente che non si sentono.</div><div>Ma anche allora non è silenzio. È assenza di alcuni rumori.</div><div><br></div><div>Ma capita di riuscire a rimanere in un bel silenzio, avvolgercisi dentro, in una nuvola luminosa, leggera, chiara,tenerlo stretto perche ci si sta bene, sorridenti, adagiati, sereni, e tutto sembra più bello, e &nbsp;ci rivolti dentro i pensieri che sono positivi, brillanti, fiduciosi <span class="fs12lh1-5">e in più, sembra quasi che, come &nbsp;per sopperire alla mancanza dell’ udito gli occhi si soffermino un &nbsp;po’ di più,su quel particolare, su quella cosa così nota e sconosciuta pensi a quella parola e ti pare di capirla finalmente </span><span class="fs12lh1-5">e chiudendo gli occhi il silenzio amplifica anche gli odori. O si, lo provo tante volte la sera in montagna.. quel silenzio vibrante di odori che apre i polmoni e purifica i pensieri.. maaa non è silenzio quello. Quella è armonia!</span></div><div> </div><div><br></div><div>Ci puo’ essere silenzio anche &nbsp;in mezzo alla gente. I suoni, il caos, la ressa, tutto è decibel, e i rumori si confondono, e quasi si amalgamano e si eclissano lasciando solo tracce di suono in secondo piano.</div><div>E come in una stanza dai colori psichedelici i pensieri rimbalzano qua e la, e ora seguono un filo, poi un’altro e poi ritornano al primo e un’altro ancora, &nbsp;e volendo si può lasciare che rotolino &nbsp;in questo turbinio colorato, e si divertano ,a seguire, provare, rifare, perdersi in sogni , ritrovarsi e ricominciare <span class="fs12lh1-5">ma poi ci sono i silenzi, quelli peggiori.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Quei silenzi cupi, pesanti, rancorosi, quelli che scavano dentro un buco che risucchia tutto, e da dove non si riesce ad uscire, e ti imprigionano nel buio con i tuoi pensieri fastidiosi, &nbsp;che si sgonfiano e si rigonfiano in sensazioni negative ingombranti, buie, tristi.</div><div><br></div><div>Ma ci vuoi uscire. E allora serve qualcosa, una voce un suono, che rompa quel silenzio, che neutralizzi l’angoscia e che ti ridia i colori.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 11:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[il mio silenzio]]></title>
			<author><![CDATA[Cinzia Lacalamita]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013"><div>Il silenzio, quello che ci piace godere quando siamo in un bosco. Se ascolti bene è pieno di suoni . E’ pieno di vita. Cominci ad affinare l’udito e senti il rumore che fanno le tue scarpe sul terreno sconnesso, un piccolo ramo che si spezza. Senti il suono del &nbsp;venticello che accarezza il tuo corpo, il fruscio delle foglie lassù, il cinguettio di un uccello. No, non è uno. Cominci a distinguerne altri, diversi e lontani. Uno scorrere d’acqua, una goccia che cade sul terreno. E poi un fruscio di foglie &nbsp;quasi impercettibile a lato. Aguzzi la vista e vedi uno scoiattolo veloce e furtivo arrampicarsi su un albero, Quanti rumori in quello che noi chiamiamo silenzio! Anche il battito del tuo cuore ora è rumore distinto, l’aria che entra ed esce dalle tue labbra. La vista si amplifica e cominci a guardare con occhi diversi, a incamerare i colori, a sentire i profumi.</div><div>Il silenzio, magico alleato se te lo fai amico. Io non riesco a dormire se non c’è silenzio. La notte è il regno del silenzio, quando il mondo intorno a te ha smesso di urlare. Spegni la tv, spegni la musica e taci. Il respiro si fa più lento. Cominci ad assaporare la carezza delle lenzuola sulla pelle, il calore del tuo morbido rifugio. Piano piano cominciano ad emergere suoni lontani, infinitesimali. Un vibrare sul tetto, uno scricchiolio del legno, il rumore del frigo, l’acqua che passa nei tubi, un cinguettare ovattato, una macchina in lontananza, la finestra che vibra, sussurri oltre il muro.</div><div>E poi decidi di fare un viaggio dentro te stesso. Cominci a percepire il tuo cuore che batte, il suono del tuo respiro, piccoli e impercettibili gorgoglii nel la pancia. Già. La vita che scorre al di là di ogni scelta. le gambe? Pesanti. Le spalle? Indolenzite. Le labbra? Serrate. La fronte? Aggrottata. Le mani? Contratte. Come si amplificano le percezioni nel silenzio. Ora sei con te stesso. Ma c’è qualcosa che ancora non si ferma, la mente. E ti martellano le tempie, ti si contrae l’addome. </div><div>Può far paura a volte il silenzio, perché ti fa percepire, distintamente e senza più veli, le tue paure, il vuoto che c’è &nbsp;fuori e dentro di te. Ma è proprio in quel momento che devi considerarlo il tuo migliore amico. Ti sta portando alla verità come solo un amico può fare. Respira e ascolta. Ogni volta che lo sperimenti è una sorpresa. A volte piangi…..e piangi finalmente! E poi sperimenta la pace che arriva. Altre ti porterà in un mondo magico e ti sentirai più leggero e più vivo che mai. Io amo il silenzio.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 11:37:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?il-mio-silenzio</link>
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			<title><![CDATA[L’unico silenzio che sono riuscita ad ottenere...]]></title>
			<author><![CDATA[Veronica Tancredi]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000010"><div><span class="fs12lh1-5">Silenzio...</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Ho spento la radio e mi sono seduta in silenzio. In realtà ho potuto solo scegliere di non parlare ma non c’era assenza di suono. Dove c’è vita c’è suono.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">L’unico silenzio che sono riuscita ad ottenere è il mio.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Se penso al silenzio mi viene in mente la mia nonna. Era una donna di un tempo che non c’è più, abituata ad affrontare la sua vita, spesso non facile, sempre in silenzio. Mai una parola di troppo, mai un grido, mai una lamentela. Non ha letto Freud per accettare la vita, non sapeva neppure chi fosse, ma ha utilizzato la forza potentissima del silenzio per affrontarla al meglio. Questo le ha permesso di dare ai suoni e ai rumori della sua esistenza lo spazio giusto.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Per me il silenzio è una risorsa. È un’energia potentissima che toglie il superfluo e fa emergere l’essenziale.</span><i></i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 10:45:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?l-unico-silenzio-che-sono-riuscita-ad-ottenere-e-il-mio</link>
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			<title><![CDATA[il silenzio è un rumore interno]]></title>
			<author><![CDATA[Gianni Curci]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div><span class="fs11lh1-5">Il mio rapporto con il silenzio? </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Dipende dalle circostanze. Se sono da solo, mi piace stare nel silenzio, non lo cerco sono sincero, ma quando sopraggiunge lo proteggo e lo vivo con umiltà e rispetto. Si perché il silenzio può essere severo se non si impara a gestirlo. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Generalmente si cerca il silenzio per concentrarsi, per riflettere o per prendere importanti decisioni. Io con il silenzio mi concentro, rifletto, riesco addirittura a visualizzare immagini e a vivere emozioni molto forti. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Ma quando sono con gli altri cambia tutto e lo schema si capovolge mostrandomi l’altra faccia della medaglia. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Il silenzio questa volta mi provoca imbarazzo, e per questo motivo cerco sempre di riempirlo, con le parole principalmente. L’esperienza del teatro mi sta aiutando a superare questo limite, aiutandomi a farmi guardare in silenzio dalle persone senza provare disagio, e mettermi a nudo senza per questo sentirmi vulnerabile. Ho capito che alla fine è solo uno schema mentale che progressivamente sto imparando a superare per stare nel silenzio, senza fuggire. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Quando non si è da soli, Il tempo trascorso in silenzio sembra non finire mai, soprattutto quando tocca a me, secondi lunghi come ore. Una percezione distorta del tempo non c’è dubbio, basata su una convinzione che stare in silenzio davanti ad una platea può essere sinonimo di indecisione, di incertezza, di vuoto. Invece poi scopro che le aperture con un lungo silenzio sono le più efficaci, così come le lunghe pause tra una battuta ed un’altra sono quelle che catturano l’attenzione e aiutano a memorizzarle nella mente di chi le ascolta. Grazie al teatro sto ritrovando le chiavi per aprire le porte di questa gabbia mentale costruita nel tempo. Per concludere avrete capito che stare nel silenzio per me è impegnativo nonché costoso, perché mi genera rumore interno a volte addirittura assordante.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 10:36:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?il-silenzio-e-un-rumore-interno</link>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Il mio silenzio]]></title>
			<author><![CDATA[Matilde Fava]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001A">Nonostante tutto, alla fine penso che il silenzio sia solo frutto dell’immaginazione dell’uomo. <div>Solo una volta nella vita lo si prova per davvero.<div>Io in questo periodo non so manco cosa voglia dire questa parola, dato che ho la famiglia più rumorosa e casinista del pianeta.</div><div><span class="fs12lh1-5">Io l’ho sempre cercato, sempre, anche se non sapevo devo cercarlo o se l’avrei mai trovato. Sta di fatto che anche in una camera insonorizzata e senza persone con all’interno solo io, il silenzio non si trova. Ci sarà sempre il rumore dei pensieri, del sangue nelle vene, dei battiti del cuore, dei respiri. Penso solo che il silenzio sia una grande cavolata e quando pensiamo di averlo trovato, entriamo in grande bugia.</span><br></div><div>Nella vita non bisognerebbe manco volerlo, se no dai che noia poi. E se non ci credete ancora fatevelo dire dalla persona più realista di questo mondo, e fidatevi che anche lei la penserà così. Comunque se voi lo state ancora cercando, smettetela, perché ci sta tempo più avanti.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 10:20:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?il-mio-silenzio-1</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Cov19, sono Dario]]></title>
			<author><![CDATA[Dario Ledda]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-emozioni"><![CDATA[covid-emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000019"><div><span class="fs12lh1-5">Ciao, sono Dario e abito a Milano, sono due settimane, quasi tre, che sto a casa per il corona virus.</span><br></div><div>Non so spiegar bene cosa succede, siamo passati dal ridere e scherzare, a star bloccati in casa con i posti di blocco nelle strade. </div><div>Gli ospedali sono pieni, nonostante i milioni di euro che sono arrivati dalle donazioni di armani, esselunga e così via. </div><div>Tutta l'Italia è zona rossa, magari se qualcuno avesse fatto meno il furbo, ora non staremmo in questa situazione. </div><div>Ripeto, sono chiuso in casa da tre settimane circa e, non l'avrei mai detto, ma mi manca la scuola. </div><div>Mi manca qualsiasi tipo di socializzazione, che sia anche solo vedere qualcuno per cinque minuti. </div><div>Forse questo periodo sta servendo, aiuta tutti noi ad apprezzare ciò che prima ci sembrava routine... questa routine, invece, è un qualcosa che è essenziale per la nostra vita; il rapporto sociale è quel fattore che ci fa maturare, ci rende felici, ma se non ci si ferma a pensare, mai ci accorgeremmo che sia così importante per non "entrare nel periodo del letargo".</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 09:57:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?cov19,-sono-dario</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[la creatività mi travolge]]></title>
			<author><![CDATA[Marinella D'Amato]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-teatro"><![CDATA[covid-teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div>In questo periodo ho potuto constatare che la domenica è &nbsp;il giorno più creativo della settimana. </div><div>Beh, a parte che era il mio &nbsp;compleanno, mi sono resa conto che molte persone del nostro gruppo si &nbsp;sono aperte alle esperienze e hanno tirato fuori la loro vena &nbsp;artistica. Sì, il teatro è anche questo. </div><div>Io sono in piena creatività, il &nbsp;teatro ce lo insegna e mi ritengo fortunata nel farlo perché altrimenti &nbsp;mi sarei isolata da quello che stiamo vivendo in questo periodo. </div><div>Mi &nbsp;basta un "La" e parto con la fantasia. Però, manca sempre qualcosa... <span class="fs12lh1-5">Manca il gruppo, le voci, gli sguardi, il contatto.</span></div><div>Nella mia vita quotidiana posso collocare il teatro &nbsp;in diverse situazioni, ma è quando chiudo gli occhi che rivedo la Tana, &nbsp;solo in quel momento mi scollego perché quel posto è solo "Nostro"</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 12:54:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?la-creativita-sommersa</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il teatro per me…]]></title>
			<author><![CDATA[Ilaria Bottaro]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-teatro"><![CDATA[covid-teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div><span class="fs12lh1-5">Prima di incontrare i Messinsceni avevo la mia idea di teatro: apertura, contatto con il pubblico, sfrontatezza, divertimento, svago, costumi e scenografie. La mia idea non era solo mia, per lo meno per alcuni di questi aspetti. Forse… </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Se penso ai primi cerchi nelle lezioni di prova, molti di noi avevano pensato di iscriversi per vincere la timidezza, per parlare in pubblico, per avere più sicurezza, per non andare in apnea suonando la chitarra davanti a molti... Sono passati solo 5 mesi: da un punto di vista umano forse 2 anni. Per lo meno per me… questo mese di quarantena ha aiutato, si certo ma non più di quanto abbiano fatto il sorriso comprensivo di Carmela, le lacrime di Nicoletta e Marianna, Il figlio smarrito di Tullia, le gambe e i piedi di Carmela durante il training. Ogni volta che la vedo molleggiare nel training cambiando direzione repentinamente ma in modo fluido penso: si può fare! Oggi per me il teatro è introspezione, lavoro su di me, emozione… si emozione dove non lo aspetti che deve uscire e che non esce … almeno non sempre. Mi riesce con le parole, con gli scritti ma se deve sudare dalla mia pelle non esce o almeno non sempre. Ho sempre pensato di essere espressiva e aperta al mondo: il training e Carmela hanno ribaltato la prospettiva e le mie certezze. Ma veniamo a noi, all’adesso. Ho riletto la consegna di Carmela ogni mattina mentre scandendo dal letto camminavo a piedi scalzi, pensando ai miei piedi, provando a sentire i piedi per prendere ispirazione, mentre nel silenzio della casa passavo dal caldo parquet alle fredde piastrelle della cucina per prepararmi il latte.</span><br></div> &nbsp;<div>Dove ho trovato dunque il teatro o meglio la mia idea di teatro in questo periodo? L’ho trovata in mio marito che suona la chitarra mentre le mie figlie cantano sul letto e i miei occhi diventano umidi per l’emozione. Si in questo caso l’emozione esce. E nelle calze… le calze pelose, rosso amore di Sveva, che la sera mi scaldano i piedi: le indosso dopocena e in questa vita senza soluzione di continuità diventano la sera, la calma, il porto sicuro che insieme alla tisana e ai film comici scaldano la mia famiglia radunata in cerchio come attorno ad un falò, come un gruppo di guerrieri stanchi... </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 11:21:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?il-teatro-per-me-</link>
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		<item>
			<title><![CDATA[Dove l'uomo è stato costretto ad arretrare...]]></title>
			<author><![CDATA[Veronica Aufiero]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-teatro"><![CDATA[covid-teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In questi giorni di quarantena forzata molti animali hanno animato le nostre città</span><span class="fs12lh1-5 cf1">:</span><br></div><span class="imTAJustify fs12lh1-5">a Cagliari non è una novità vedere i delfini che danzano a pelo d’acqua, ma in questi giorni di emergenza da Coronavirus, rassicurati dall’assenza di barche in movimento, i simpatici mammiferi si sono spinti fin sotto la prua delle barche all'ormeggio, cercando la complicità di alcuni degli atleti del team di Luna Rossa.</span><br><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Bellissimi delfini sono stati avvistati anche nel porto di Trieste e appena al largo di Reggio Calabria.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A Milano, i giardini si sono animati di decine di minilepri riprese a giocare e rincorrersi sotto lo sguardo stupito dei residenti. Sui navigli deserti sono comparsi addirittura dei cigni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In Abruzzo, in particolare a Pescara, dopo esser stato avvistato un capriolo sono stati avvistati e ripresi due lupi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In Sardegna, daini e cervi sui campi da golf e poche sera fa, una famigliola di cinghiali è stata avvistata nel pieno centro storico di Sassari, dove indisturbata ha razzolato tra le aiuole cittadine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A Venezia dove le acque sono talmente limpide da essere diventate completamente trasparenti si intravedono i numerosi pesci, cigni e anatre che vi nuotano indisturbati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Anche gli uccelli sembrano apprezzare gli inaspettati silenzi della laguna:<span class="cf1"> </span>una coppia di Germano Reale ha infatti scelto di realizzare il proprio nido sul pontile di attracco dei vaporetti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tutti questi animali mi sembrano dei piccoli attori che piano piano, in silenzio, si muovono per le nostre città mostrandoci il loro spettacolo; un po' come facciamo noi quando ci muoviamo nello spazio, osservando ogni punto, incrociando magari qualche sguardo, ma tutto in silenzio, dove l’unico rumore che percepiamo è il nostro respiro.</span><br></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Oppure un po' come quando mancano pochi minuti per entrare in scena, ci si prepara, concentrazione, si ripassa a mente le battute, i movimenti, ma attorno c’è solo silenzio fino a quando… sipario!</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 10:48:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?dove-l-uomo-e-stato-costretto-ad-arretrare,-tornano-gli-animali</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ah, meno male!]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Spadotto]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-teatro"><![CDATA[covid-teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div><span class="fs12lh1-5">Il cambiamento tocca tutti e tocca tutto; anche la morte non è più la stessa. In un momento di libertà forzata come è la spesa al supermercato, due donne pochi passi da me, stavano parlando di un loro conoscente.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">“Ti ricordi il Luigi” si siamo a Milano…</span></div><div><span class="fs12lh1-5">“Certo che me lo ricordo”</span></div><div><span class="fs12lh1-5">“É morto!”</span></div><div><span class="fs12lh1-5">“Oh signur, quando è successo?”</span></div><div><span class="fs12lh1-5">“L’altro ieri”</span></div><span class="fs12lh1-5">“Ma è morto di coronavirus?”</span><br><div><span class="fs12lh1-5">“No!”</span></div><div><span class="fs12lh1-5">“Ah meno male…”</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 09:41:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?ah,-meno-male-</link>
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		<item>
			<title><![CDATA[Prendere o lasciare]]></title>
			<author><![CDATA[Pierluigi Zaglio]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-teatro"><![CDATA[covid-teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div><span class="fs12lh1-5">Il teatro per me significa molto, perciò mi manca, soprattutto il contatto e le relazioni con i miei compagni e in questi giorni di quarantena ne sento ancora di più la mancanza e lo porto con me durante lo svolgimento di queste giornate forzate in casa, anche perché ho la fortuna di avere molti spazi a casa.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Premetto che, come ho già avuto modo di dire, non è una cura psicoterapeutica, però mi aiuta a reagire positivamente. Se questa situazione di quarantena fosse successa quattro / cinque anni fa, sicuramente avrei reagito negativamente.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Respiro, intenzioni, dialogo, recita, (grazie anche a mia moglie) mi rilassano.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Il teatro mi ha fatto cambiare il rapporto che ho con le persone, prima di frequentare il teatro non riuscivo a dialogare guardando negli occhi la gente, ora si e mi è aumentata l’autostima, la convinzione delle mie idee, ho imparato ad ascoltare e a comprendere in maniera più seria le parole e soprattutto a prendere i lati positivi che mi trasmettono le altre persone e a farne tesoro.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">Molta gente mi dice che sono cambiato, e io rispondo prendere o lasciare.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 09:36:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?prendere-o-lasciare</link>
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			<title><![CDATA[Voglio raccontarti quanto sia difficile...]]></title>
			<author><![CDATA[Cinzia Lacalamita]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-teatro"><![CDATA[covid-teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div><span class="fs12lh1-5">Voglio raccontarti quanto sia difficile attraversare quella porta. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">No, non quella della sala nera, ma quella, più insidiosa e nascosta, che è dentro di te.</span></div><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;</span><div><span class="fs12lh1-5">Quella che ti fa sentire insicuro, inadeguato. Che ti fa sentire che non sei bello, non sei abbastanza bravo. Quella che ti fa sentire separato dagli altri.</span></div><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;</span><div><span class="fs12lh1-5">E intanto, titubante e con la voglia di scappare, attraversi la porta della sala nera. Ti guardi intorno e scorgi i visi dei tuoi compagni. Hanno tutti espressioni diverse, diversi umori. Arrivano da giornate diverse e hanno portato con sé il loro mondo, e tu il tuo. </span></div><br><div><span class="fs12lh1-5">Si incomincia a muoversi, a respirare, ad ascoltare il proprio respiro e il proprio corpo. A lasciarsi andare alla musica. A lasciare andare la giornata, le tensioni. L’aria s’impregna di respiri, di odori. Tu ancora combatti con te stesso e con le tue gabbie… ma ad un tratto avviene una magia. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Finalmente apri lo sguardo e li vedi veramente, e cominci ad attraversare le porte invisibili dei tuoi compagni. Tutte le porte si sono aperte ed è meraviglioso averle passate. Sei entrato con loro in un’altra dimensione. I respiri, i movimenti, gli umori, cominciamo ad andare all’unisono. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Si alza il ritmo, i battiti salgono, smetti di pensare.</span></div><br><div><span class="fs12lh1-5">Cominciamo a sentirci un’unica cosa. Corpi sudati che si toccano, si intrecciano, si scontrano, si abbracciano, rotolano, strisciano. Umori che si uniscono in un unico corpo. Occhi che si scrutano, vedendosi davvero. Anime che si toccano. E finalmente le emozioni fluiscono, vengono fuori. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Si piange, si ride, ci si muove senza più freni. Sai che tutti son pronti a sostenere e lasciar fluire anche le tue emozioni, il tuo disagio, a ridere con te, a tornare bambini.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Respira…. Respira… senti come il tuo respiro si amplifica in quello degli altri. Non pensare, ascolta. Ascolta il tuo corpo, l’insieme dei corpi che vibrano in questa sala. Goditi questo momento magico.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"> </span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Ecco, ti ho raccontato la meraviglia che accade quando decidi di attraversare quella porta. Quale porta? Quella della sala nera.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 09:26:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?parole-in-quarantena-1</link>
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			<title><![CDATA[Dove trovo il teatro in questi giorni]]></title>
			<author><![CDATA[Elena Bertaglio]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=covid-teatro"><![CDATA[covid-teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div><i class="fs12lh1-5">Dove trovo il teatro in questi giorni o come il teatro mi fa percepire le cose in maniera differente?</i><br></div><div> </div><div>In questo periodo, durante il quale c'è molto tempo &nbsp;libero a disposizione, ci sono anche momenti vuoti. Quando mi capita di &nbsp;vivere questi momenti cerco di stare in quello che c'è, senza per forza &nbsp;trovare un modo per occupare il tempo. Cerco &nbsp;di non mettere il pensiero e semplicemente stare nel qui e ora. In &nbsp;questo modo provo anche a guardare le cose in un modo diverso, nuovo o &nbsp;come se fosse la prima volta. Quando sperimento questi momenti, mi &nbsp;accorgo che istintivamente inizio a respirare col diaframma, &nbsp;come facciamo a lezione prima di cominciare gli esercizi, e sento &nbsp;rilassarsi le tensioni del corpo. Cerco di accettare anche il momento di &nbsp;vuoto e di noia, resto in ascolto di quello che c'è.</div><div><br></div><div> </div><div>Un altro aspetto che sto cercando di esplorare è lo &nbsp;spazio che mi offre la casa, cercando di posizionarmi in punti diversi &nbsp;dal solito e spostarmi dai soliti luoghi in cui faccio sempre le stesse &nbsp;cose: per esempio, cambiare posto in tavola, &nbsp;leggere in camera da letto piuttosto che sul divano, riscoprire l'uso &nbsp;del balcone e della scrivania.</div><div><br></div><div> </div><div><u></u> <u></u></div><div> </div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Cos'è per me teatro e in cosa mi manca?</i></span> </div><div>Per me il &nbsp;teatro è la libertà di evadere dalla quotidianità, questo tipo di &nbsp;libertà mi manca e mi manca il contatto e la possibilità di stare &nbsp;insieme ai miei compagni, in particolare l'ambiente e &nbsp;l'atmosfera che si creava tra noi, fatta di emozioni condivise e &nbsp;percepite senza la necessità di parlare, ma solo stando in ascolto l'uno &nbsp;degli altri.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 09:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il teatro per rifare il corpo]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Cavallo]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=teatro"><![CDATA[teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div><span class="fs11lh1-5"><i>Ogni tecnica è una "tecnica del corpo".<br></i></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><i> Essa raffigura ed amplifica la struttura metafisica &nbsp;della nostra carne.</i></span><br> M. Merleau-Ponty<br></div><div><span class="imTAJustify fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="imTAJustify fs12lh1-5">I laboratori teatrali diventano luoghi dove si rifanno i corpi, liberando l'uomo dai suoi automatismi. Ovviamente non è il corpo anatomico che interessa l'attore ma il vissuto corporeo, l'esperienza corporea fatta di sensazioni corporee, l'immagine corporea, lo schema corporeo, le emozioni.</span><br></div><div class="imTAJustify"> Possiamo dire che il training dell'attore si applica a modificare e modellare tre dimensioni del corpo:<br> 1) il vissuto del corpo<br> 2) la rappresentazione del corpo<br> 3) l'utilizzo del corpo.<br> In particolare il terzo punto è sviluppato attraverso "tecniche del corpo", &nbsp;modi di usare il corpo, che si distinguono dall'uso ordinario. Si esplorano modi diversi di camminare, di stare in piedi, di respirare, di muoversi, di saltare ecc.. In questo senso E. Barba ha parlato di "tecniche del corpo extraquotidiane". Già Jouvet notava come quella dell'attore è «una professione che ci offre l'occasione di "moltiplicare le nostre superfici di sensibilità"» (p. 71). </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 22:04:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?il-teatro-per-rifare-il-corpo</link>
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			<title><![CDATA[relazione attore-spettatore ]]></title>
			<author><![CDATA[Gabriele Sofia]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=teatro"><![CDATA[teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007">Lo studio della relazione attore-spettatore può essere oggi approfondita alla luce dei nuovi modelli cognitivi. Questi modelli, legati in diversi modi alle proposte di embodied mind e alla neurofenomenologia introdotta da Varela negli anni ’90, hanno operato tre cambiamenti di paradigma fondamentali per lo studio della relazione teatrale: 1. esiste una connessione diretta tra percezione e azione; 2. la coscienza non è il risultato del lavoro del solo cervello ma può essere descritta come processo circolare tra essere umano e ambiente; 3. la descrizione dei processi cognitivi necessita il superamento della dicotomia logica tra interno e esterno.<div><br></div><div>Grazie a questi avanzamenti, lo studio della relazione attore-spettatore conquista dei nuovi concetti che ne raffinano l’analisi: l’intenzione dilatata, il body schema performativo, la co-costituzione dello spazio scenico, l’esperienza performativa dello spettatore.</div></div><a href="https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/3696">https://antropologiaeteatro.unibo.it/article/view/3696</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 22:49:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?relazione-attore-spettatore-</link>
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			<title><![CDATA[Piangere guardando un film]]></title>
			<author><![CDATA[Alice Iz]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=emozioni"><![CDATA[emozioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006"><div>Se <strong>piangere</strong> guardando un<strong> film</strong> è un’atto che vi imbarazza, sappiate che dovreste invece andarne fieri. Ci sono persone che <strong>piangono</strong> facilmente guardando un<strong> film</strong>, &nbsp;altre che si vergognano di mostrare le loro emozioni. Soprattutto gli &nbsp;uomini, perché pensano che le lacrime facciano a pezzi la propria &nbsp;virilità, un’assurdità sessista senza alcun fondamento.</div> <div>La verità è che <strong>piangere</strong> guardando un <strong>film</strong>, non è un segno di debolezza, al contrario, indica che la persona è psicologicamente più forte. <strong>Piangere</strong> non è motivo di vergogna.</div><div><div>È un segno di umanità che indica un’emozione che può essere &nbsp;tristezza, felicità, rabbia, nostalgia e soprattutto, sintomo di &nbsp;empatia.<br> E le persone così tendono ad essere socialmente più degne. Piangiamo guardando un <strong>film</strong>, perché siamo empatici. </div> <div>Quando i personaggi di un <strong>film</strong> sono ben &nbsp;rappresentati, siamo portati ad entrare nella loro pelle, a vedere la &nbsp;realtà attraverso i loro occhi. Tutti, a vari livelli, cercano &nbsp;l’identificazione nel cinema.</div> <div><strong>Ecco perchè piangere guardando un film ti rende più forte</strong></div> <div>Gli studi condotti utilizzando la neuroimaging funzionale, &nbsp;hanno rivelato che il nostro cervello si collega al personaggio con il &nbsp;quale ci identifichiamo, in quanto attiviamo le stesse aree del cervello &nbsp;relative a ciò che il personaggio sta facendo, le stesse aree che sta &nbsp;usando per eseguire le attività come camminare, saltare o battere le &nbsp;mani, ad esempio.</div></div><div><div>Questa funzione ci consente inoltre, di capire la nostra situazione e &nbsp;il nostro punto di vista, oltre a sperimentare gli stessi stati &nbsp;emotivi.</div> <div>Ovviamente, l’empatia è strettamente legata al modo in cui il nostro &nbsp;cervello è strutturato, specialmente con i neuroni specchio, che sono i &nbsp;principali responsabili del mettersi nei panni degli altri.</div> <div>Quando guardiamo un <strong>film</strong> con un alto contenuto &nbsp;emotivo, il nostro cervello rilascia anche ossitocina, un potente &nbsp;neurotrasmettitore che ci aiuta a connetterci con gli altri e ci &nbsp;permette di essere più comprensivi, amorevoli, affidabili e &nbsp;disinteressati.</div></div><div><div>Uno studio svolto presso la Claremont Graduate School, lo ha chiarito molto chiaramente.<br> In questo esperimento, gli psicologi hanno chiesto ai partecipanti di guardare un video dell’ospedale dei bambini di St. Jude. </div> <div>La metà delle persone ha visto un sequenza del video che mostrava un genitore parlare del cancro terminale del suo bambino.</div> <div>L’altra metà ha visto una sequenza in cui il bambino e il padre &nbsp;visitavano lo zoo e non veniva fatta alcuna menzione della malattia.</div> <div>Come previsto, la scena in cui il padre parlava del cancro di suo &nbsp;figlio, ha generato una risposta emotiva più intensa: i partecipanti &nbsp;hanno mostrato un aumento del 47% dei livelli di ossitocina nel sangue.</div></div><div><div>In seguito, dopo aver guardato il video, ogni partecipante ha dovuto &nbsp;prendere una serie di decisioni relative al denaro e ad altre persone.</div> <div>I risultati hanno mostrato che coloro che avevano guardato il video &nbsp;con i contenuti più emotivi, si sono dimostrati più generosi con gli &nbsp;estranei, più propensi a donare soldi in beneficenza e a sentirsi felici &nbsp;nel farlo.</div> <div><strong>L’empatia è una delle strade che portano alla resilienza.</strong></div></div><div><div>Quando siamo in grado di capire gli altri, il nostro universo emotivo si espande.</div> <div>In un certo senso, vivere queste esperienze attraverso gli altri, ci &nbsp;aiuta a diventare più forti emotivamente e ci prepara ad attraversare &nbsp;momenti simili.</div> <div>L’incapacità di prendere il posto degli altri, è uno svantaggio &nbsp;sociale, mentre la sensibilità emotiva, la capacità di comprendere gli &nbsp;altri e di provare le loro emozioni, permettendoci di espandere il &nbsp;nostro orizzonte emotivo, rivela che siamo persone più forti.</div></div><div><div><strong>Piangere</strong> inoltre, migliora l’umore.</div> <div>Se avete bisogno di più motivi per non reprimere il pianto durante un <strong>film</strong>, ecco un altro studio. Questa volta sviluppato dagli psicologi dell’Università di Tilburg, dove si è notato che i <strong>film</strong> tristi, possono effettivamente migliorare il nostro umore, ma solo dopo un bel pianto. </div><div><br></div> <div>Testo originariamente pubblicato su Rincón de la Psicología , tradotto e liberamente adattato dalla rivista Bem Mais Mulher.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 22:17:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?piangere-guardando-un-film</link>
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			<title><![CDATA[il "materiale" dell'attore]]></title>
			<author><![CDATA[fc]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=teatro"><![CDATA[teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005"><div><span class="fs14lh1-5 ff1">Il materiale è il punto di partenza per affrontare un
testo. Un tema, una situazione, una scena o un personaggio. Il materiale è come
un blocco di pietra staccato dalla montagna, è preparato per essere scolpito e
scoprire la sua forma finale. È come la terra coltivata in cui piantare i semi,
o come la verdura già lavata e tagliata pronta per essere cucinata e condita. È
la mia presenza di attrice o di attore, un mio modo d’essere, che comincia a
prendere forma ed essere elaborato in rapporto a un punto di partenza. </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 21:37:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?il--materiale--dell-attore</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[il mio corpo in scena]]></title>
			<author><![CDATA[fc]]></author>
			<category domain="http://www.messinscena.it/blog/index.php?category=teatro"><![CDATA[teatro]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000004"><div><span class="fs12lh1-5 ff1">I movimenti dei piedi, delle dita delle mani e degli
occhi, sono collegati da una corrente, invisibile eppure percettibile, che
attraversa incessantemente il torso come una linfa vitale.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">[</span><span class="fs12lh1-5">Julia Varley - Odin T</span><span class="fs12lh1-5">eatret]</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 21:23:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.messinscena.it/blog/?open-day-2019</link>
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